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21Ago

Cass. pen., Sez. IV, 18 giugno 2019, dep. 11 luglio 2019, n. 30489, Pres. Di Salvo, Rel. Picardi.

Sulla responsabilità del Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione.

La Corte di Cassazione, nella pronuncia in esame, ribadisce che il soggetto cui siano stati affidati i compiti del Servizio di prevenzione e protezione può essere ritenuto corresponsabile del verificarsi di un infortunio, ancorché egli sia privo di poteri decisionali e di spesa.

I Giudici di legittimità hanno, infatti, nuovamente chiarito che il RSPP può essere considerato corresponsabile di un infortunio “ogni qual volta questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere, nel sistema elaborato dal legislatore, che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l’adozione, da parte del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione”.

Stando alla lettera della norma, il RSPP ha il compito di provvedere a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori e a fornire ai lavoratori le informazioni di cui all’art. 36 D. Lgs. n. 81/2008 sui rischi connessi all’attività lavorative e sulle misure e attività di protezione e prevenzione adottate (così stabilisce l’art. 33, lett. d ed f, D. Lgs. n. 81/2008).
 

La Giurisprudenza di legittimità, nel corso del tempo, ha altresì affermato che la sussistenza di altri soggetti titolari di potere di formazione non sarebbe da sola sufficiente ad esonerare il Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione dall’obbligo di verificare i rischi per la sicurezza dei lavoratori.
 

Il RSPP, afferma invero la Suprema Corte, “possiede poteri di ausilio ed affianca, senza sostituire, il datore di lavoro (in questo senso, Cass. pen., Sez. IV, 05 aprile 2013, dep. 16 dicembre 2013, n. 50605) e, pur svolgendo all’interno della struttura aziendale un ruolo non gestionale ma di consulenza, ha l’obbligo giuridico di adempiere diligentemente l’incarico affidatogli, individuando i rischi connessi all’attività lavorativa e fornendo le opportune indicazioni tecniche per risolverli” (tra le altre, Cass. pen., Sez. IV, 21 dicembre 2018, dep. 18 marzo 2019, n. 11708).
 

Alla luce di quanto appena evidenziato, i Giudici di legittimità sembrerebbero, attraverso la sentenza in commento, aver consolidato l’orientamento giurisprudenziale formatosi sul tema, sulla scorta del quale, il RSPP, in relazione all’obbligo giuridico di individuare i rischi connessi all’attività lavorativa e di fornire le opportune indicazioni tecniche per risolverli, può essere chiamato a rispondere, quale garante, degli eventi che si verifichino per effetto della violazione dei suoi doveri.

In tale pronuncia, la Suprema Corte coglie, inoltre, l’occasione per ribadire altresì il principio secondo cui la formazione non può essere limitata ai rischi ordinari, ma deve investire anche quelli eccezionali.
 

La Corte di Cassazione ha, dunque, ritenuto di confermare la sentenza di condanna emessa dalla Corte territoriale nei confronti del Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione per aver questi cooperato al decesso di un operaio, travolto da un cedimento franoso durante lavori di scavo per la posa di tubazioni sotterranee.
 
Avv. Emilia Massara
Studio Lageard

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