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18Apr

Cass. pen., Sez. IV, 27 marzo 2017, n. 15124 – Appalto ed obbligo informativo del committente.

Nella pronuncia in esame, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito che l’art. 26 D. Lgs. n. 81/2008, già solo per l’esistenza dell’affidamento a terzi di lavori nell’ambito dell’azienda, pone in capo al committente l’obbligo di fornire ai datori di lavoro esecutori “dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività”. Sottolinea la Corte, infatti, che “l’obiettivo perseguito dal legislatore è quello di rendere edotti i soggetti estranei all’organizzazione del committente dei rischi dell’ambiente in cui si troveranno ad operare” e, quindi, rischi che “provengono dalla sfera del committente, esistenti prima e a prescindere dall’intervento dell’impresa affidataria”. Pertanto l’obbligo di informazione del committente attiene “ai rischi insiti nelle attività; non ai rischi che permangono nonostante la loro valutazione e l’adozione delle connesse misure”.
Inoltre la Corte ha precisato che l’inadempimento di tale obbligo informativo da parte del committente, il quale, nel caso in esame, non aveva informato gli affidatari del rischio specifico costituito dalla presenza di azoto all’interno del serbatoio sul quale doveva essere eseguita l’attività degli appaltatori, non fa venir meno l’obbligo di cooperazione di cui all’art. 26, comma 2 D.lgs. n. 81/2008 in capo alla ditta affidataria.
Ciò perché, ad avviso della Corte Suprema, “la previa informazione è sì presupposto della cooperazione, ma non è necessario per rendere attuale l’obbligo di cooperazione che tale informazione provenga dal datore di lavoro-committente: quando l’affidataria abbia comunque notizia del rischio dell’ambiente di lavoro, pur nell’inadempimento da parte del committente dell’obbligo informativo, essa è tenuto in ogni caso a farsene carico, dispiegando l’intervento cooperativo previsto dalla legge”.
In virtù di tali principi la Corte di Cassazione ha affermato la penale responsabilità del committente e delle ditte affidatarie per l’infortunio mortale occorso ai lavoratori, i quali, calatisi all’interno di un serbatoio in presenza di azoto sono deceduti per asfissia acuta.

Avv. Chiara GIUNTELLI
Studio Lageard

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