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13Lug

Cass. pen., Sez. IV, 28 giugno 2018, n. 29514
Il controllo sul rispetto delle previsioni del PSC, al quale è tenuto il coordinatore per l’esecuzione, non può essere meramente formale ma deve essere svolto in concreto, secondo modalità che derivano dalla conformazione delle lavorazioni.

La Corte di Cassazione, nella pronuncia in parola, ha ricordato che il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, oltre a controllare i POS, deve verificare, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l'applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e coordinamento e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro.
Il controllo sul rispetto delle previsioni del PSC, puntualizza la Corte, “non può essere meramente formale, ma va svolto in concreto, secondo modalità che derivano dalla conformazione delle lavorazioni; essenziale è che, alla previsione della cautela, segua un'attività di verifica della sua attuazione, della quale devono darsi cura le imprese esecutrici”. Tale attività di verifica – ribadisce la Corte - non può significare presenza diuturna nel cantiere ma presenza nei momenti delle lavorazioni topici rispetto alla funzione di controllo.
Il coordinatore per l'esecuzione, dunque, deve identificare i momenti topici delle lavorazioni e predisporre attività che assicurino, rispetto ad esse, l’attuazione dei piani “attraverso la mediazione dei datori esecutori”. Egli non può esimersi dal prevedere momenti di verifica dell’effettiva attuazione di quanto esplicato e previsto; ma anche queste azioni di verifica non possono essere quotidiane ed hanno una periodicità significativa e non burocratica (cioè dettate dalle necessità che risultino idonee allo scopo e non routinarie.
Alla luce di tali principi, la Corte Suprema ha ritenuto penalmente responsabile, per un infortunio occorso ad un lavoratore precipitato al suolo nello svolgimento di una lavorazione, un coordinatore per l’esecuzione, il quale, nel corso del sopralluogo effettuato pochi giorni prima dell’infortunio, si era limitato ad attestare che il "foro scala era protetto da un parapetto", non evidenziando la mancanza di solidità dello stesso - seppure prevista dal PSC - né segnalando al committente le gravi ed evidenti anomalie di realizzazione in palese violazione delle norme di sicurezza e del manuale di installazione.

Avv. Chiara Giuntelli
Studio Lageard

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